Viaggio nel Parco
CIMINA': un po di storia

Fondata nel XVII secolo per rendere più comodo l'esistenza di coloro che lavoravano nelle campagne, Ciminà, fu prima posseduta dalla famiglia Marullo di Messina.

Tommaso, uno dei suoi componenti della stessa ebbe dal re Ferdinando il titolo di conte di Condojanni, Signore di Sant'Ilario e di Ciminà, pur essendo contemporaneamente Signore e padrone dei feudi di Careri, Bianco, Bovalino, Precacore e Bruzzano.

Il paese venne successivamente acquistato dalla famiglia Carafa di Roccella Jonica e da questa fu tenuto fino all'ebolizione dei feudi.

Fu riconosciuto luogo, ossia Università, nel Governo di Gerace, dall'Ordinamento Amministrativo disposto con legge del 19/01/1807, con l'istituzione dei circondari e dei comuni, per decreto, 4-V-1811 veniva riconosciuto comune e mantenuto nella giurisdizione di Gerace per rimanerci anche col Riordino Generale della Calabria disposto dal Borbone con la legge 1-V-1816.

Vi è una leggenda narrata dai vecchi di Canolo, che collega la fondazione del casale di Ciminà al nome di uno dei fratelli Mina, profughi della Locride durante le invasioni barbariche del X secolo.

Si narra, infatti, che Carlo Mina avrebbe fondato Canolo, Antonio Antonimina, Francesco "Cicciu in gergo" Ciminà.

La storia ricorda a Ciminà la presenza di alcune famiglie feudatarie come i Grimaldi, i Grillo e gli Squarciafico.

Le prime due di origine Genovese si trasferirono nella Locride verso la prima metà del '500 ed acquistarono il feudo di Gerace mentre la famiglia Squarciafico acquistò da tommaso Marullo la baronia di Precacore e di Sant'Agata.

I Grillo acquistarono poi feudi e subfeudi in vari paesi dell'antica Locride ed abitarono per lungo tempo a Ciminà.

Fra le figure più illustri di questa famiglia è da ricordare il vescovo Francesco Antonio Grillo, nato a Sant'Agata nel novembre 1744 e morto nel 1804 dopo essere stato vescovo martiriano.

Comune dichiarato autonomo nel 1806.

LE CHIESE

Chiesa di San Nicola

Il patrono di Ciminà, invocato dai contadini perchè mandi la pioggia nei momenti opportuni e festeggiato con solenne processione il 6 dicembre e la prima domenica di maggio.

E la Chiesa principale , quella dove ancora oggi viene celebrata la Messa.

Fondata nel XVII secolo è caratterizzata da un altare marmoreo con statua in legno, raffigurante il Santo Protettore, che Ha sostituito la tela dipinta ad olio di autore ignoto, peraltro conservata nello stesso luogo sacro.

Fu danneggiata dal terremoto del 1783, restaurata a spese del comune, demolita poi nel 1929 per i gravi danni prodotti dal terremoto del 1908 e nuovamente restaurata nel 1930/31.

I lavori dell'ultimo restauro il 20 settembre 1931 fu benedetta dal vescovo Chiappe, quello del 1982, con i quali si è fatto in pannelli il tetto, prima in gesso e rete metallica.

Degna di particolare rilievo anche l'insolita struttura a quattro navate.

Chiesa dell'Addolorata

Fu edificata nel 1835 e riconosciuta da Ferdinando II il 14 febbraio del 1836.

In essa è installata la "Confraternita di Maria Santissima dell'Addolorata e del Sacro Cuore".

Oggi viene aperta al culto, quasi esclusivamente, la terza domenica di settembre in occasione della festa della Madonna la cui statua, opera di bottega meridionale, fu solennemente incoronata sulla pubblica piazza, con una commovente cerimonia, dal vescovo diocesano Mons. Chiappe unitamente all'Arcivescovo di Catanzaro Mons. Giovanni Fiorentino, alla presenza di una folla imponente.

Chiesa dei SS Pietro e Paolo

Oratorio rurale settecentesco eretto nel 1751/52, il vescovo Rossi il 17 marzo 1751, intervenne alla posa della prima pietra, e lo stesso il 4 ottobre 1753, vi fu benedetta e celebrò la Messa.

Distrutta dal terremoto nel 1783, ruderi della costruzione sul monte tre pizzi.

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