• Il periodo della "Corajsima"

  • A Cittanova nel passato, anche recentemente a cura del compianto Totò Santoro, c'era l'usanza di appendere ai balconi delle case la "Corajsima", una pupàzza di stoffa vestita di nero raffigurante la Quaresima nella rappresentazione della moglie di Carnevale ("Carnalevari") che è rimasta vedova la notte di "martedì grasso".
    La "Corajsima" succedeva al Carnevale con questa affermazioni:

    "Nesci tu, porcu luntruni,
    trasu jeu netta e pulita
    mu ricriu li me figghioli
    ca mi li facisti comu li cagnoli"


    Corejsima o coraisima

    Corejsima o coraisima
    La "Corajsima" teneva in mano il fuso e la conocchia e poggiava su un'arancia o una patata dov'erano infilate sette penne di gallina che venivano estratte una alla settimana. L'ultima penna corrispondeva alla Pasqua che arrivava con queste affermazioni:

    "Nesci tu, sardeda sicca
    trasu jeu la ricrijata!"


    La "Corajsima" è quindi l'intervallo di tempo di quaranta giorni che intercorre dal Carnevale alla Pasqua. Era considerato un periodo molto lungo:


    "esti cchjù longu da Coraisima"



    anche in considerazione del digiuno che occorreva osservare nei giorni della quaresima.




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