Il Cristo di Zervò


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Il Cristo di Zervò



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Il Cristo di Zervò



Il Cristo di Zervò


Zervò
I comuni di Scido, Santa Cristina, Tresilico, Oppido, Varapodio e Platì diedero, con delibere consiliari tra il 1924 ed i primi giorni del 1925, in concessione perpetua e gratuita i terreni per la costruzione del Sanatorio Antitubercolare della Calabria all'ONIG ed una vastissima area alle falde del Monte Scorda costituita da 315 ettari di fitti boschi di faggi ed abeti nonchè l'uso delle acque dei torrentelli nelle vicinanze.
Nel caso di chiusura dell'attività del Sanatorio una clausola stabiliva il ritorno dei terreni e dei fabbricati ai comuni proprietari.
Con i contributi di lascito vari, versamenti dei comitati di assistenza ai Militari, Ciechi, Storpi e Muti e con una cospicua elargizione degli emigranti italiani residenti in Argentina fu costruito il complesso edilizio del sanatorio di Zervò.
La costruzione avviata il primo luglio 1925 senza studi preventivi adeguati e dopo un superficiale esame di cartografie a larghissima scala e senza dati certi sulle condizioni climatiche del luogo fu completata dopo tre anni e dieci mesi.
Scarsa considerazione è stata data al sistema viario esistente che sulla cartografia appariva agevole mentre in realtà non lo era. Il complesso inaugurato il 28 ottobre 1929, destinato a centro di cura e di riabilitazione degli ex militari della Grande Guerra '14-'18 affetti da TBC, fu chiuso dopo tre anni a causa delle difficoltà sopravvenute per le rigide condizioni meteorologiche invernali del luogo, i problemi logistici e l'elevato grado di mortalità riscontrato in quei pochi anni di attività
Dopo varie vicissitudini quelle strutture, ristrutturate, sono oggi utilizzate in concessione da una delle Comunità Incontro di Don Pierino Gelmini.


La "Comunità Incontro" di don Pierino Gelmini




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