NATALE
Radio Cronache Rimate - Alberto Cavaliere (1897-1967)



Gente felice, placida, leggera...
Non vi stupite: è tempo natalizio;
la vita ci concede un armistizio,
noi l'accettiamo con allegra cera.

E in fondo, nonostante il parapiglia
e le risse e gli scandali e le pene,
in questi giorni ci si sente bene,
spira nel mondo un'aria di famiglia.

Smessa l'antica mutria, il portinaio
accenna gentilmente un mezzo inchino;
ti sorride il commesso, ed il postino
ti viene incontro rispettoso e gaio.

La fantesca è più mite, è più cordiale.
Chiami gli uscieri? Accorrono d'urgenza.
I fattorini, con riconoscenza,
vengono a casa a darti il buon Natale.

Anche il padrone è lieto e ben disposto:
ha offerto il panettone ai dipendenti,
un pranzo a dieci o dodici indigenti,
e per un giorno ha la coscienza a posto.

E polli, polli, polli senza fine:
con certi prezzi infissi nelle carni,
però, che (benché magri, aridi, scarni)
fremon d'orgoglio dietro le vetrine.

E regali per tutti. II mondo è buono:
saluti, auguri, complimenti, inchini.
Gli adulti ridiventano bambini,
tutti in attesa d'un qualsiasi dono.

La terra non è più che un bianco ciondolo
appeso a un cielo nitido, ideale...
Sarebbe così bello se il Natale
portasse a tutti un cavalluccio a dondolo.

Serenamente l'anima s'adagia
nel sogno dei minuscoli presepi
sparsi dovunque. E quelle verdi siepi
coperte da una neve di bambagia,

quelle stelle di carta, quella culla
di cera, quegli arcangeli di noce
parlano ancora con la stessa voce
che ci commosse l'anima fanciulla

e dicon « Pace! » al trasognato cuore,
dolci come una musica lontana,
e gli fanno capir quanto sia vana
la sua piccola storia di dolore:

c'è fra le stelle, ermetico, tenace,
quell'eterno mistero, immobilmente,
e sempre al mondo quella stessa gente
con la sua vana eterna ansia di pace;

che spera tuttavia, spera che presto
avrà giornate un po' meno malvage,
in cui di polli al più si farà strage
(i polli sono fatti anche per questo).

Ed è una strage fra le meno ingrate,
a cui potranno provveder da soli
i cuochi, le massaie e i pollaioli,
senza il concorso delle forze armate.