La Transumanza
La transumanza è il complesso delle migrazioni stagionali, delle greggi,
delle mandrie e dei pastori dai pascoli di pianura a quelli delle località montuose e viceversa.
È quello che accadeva, in modo significativo, fino agli anni ’50 nel nostro territorio, dove nel mese di settembre,
al termine dell’estate, avveniva lo spostamento, senza l’utilizzo di mezzi meccanici di trasporto, degli animali dai
pascoli estivi che si trovavano nei piani dello Zomaro nel territorio del comune di Cittanova,
nel Piano Carestia
e nel Piano di “Rumbaca”, nel comune di Molochio, verso i pascoli pianeggianti della zona di Rosarno,
delle casette e di San Ferdinando.

In questi spostamenti, una sosta obbligata era Cittanova ed il suo “Campumandru”,
destinato alloggiamento delle greggi nelle vicinanze del centro abitato,
in quella che allora era una zona libera da costruzioni, nelle adiacenze del tratto iniziale dell’attuale via Florimo, all'imbocco dalla
Nazionale (oggi SP1), nei pressi dell’allora operativo frantoio Valensise.
Questo avveniva, soprattutto per i pastori cittanovesi, ma non solo, nelle settimane a cavallo
della terza domenica di settembre.
L’occasione era legata alla fiera degli animali, approvata il 25 dicembre 1843 con decreto da Ferdinando II di Borbone,
e alla festa di San Rocco, annunciata con il tradizionale ""luminario"" di inizio novena.
Le persone anziane ricordano ancora il passaggio delle greggi, delle vettovaglie e di tutti gli annessi lungo la
strada nazionale, in direzione ovest: greggi che attraversavano il nostro centro abitato dirette verso nuovi pascoli.
La raccolta della radica sullo Zomaro
Sullo Zomaro,
anche oggi, è presente l'erica (erica scoparia, comunemente chiamata "brughiera", burvera nel nostro vernacolo )
dalla quale, in passato, veniva estratto il ciocco che, dopo essere stato squadrato, essiccato, bollito e torchiato da sapienti
artigiani cittanovesi, veniva trasformato dall' industria nel fornello delle pipe.

La radice dell’ erica arborea, comunemente chiamata
radica, è sicuramente tra le varie radiche, quella più adatta alla produzione delle pipe, poichè è
costituita da un legno duro e resistente al calore.
L'estrazione del ciocco dal terreno era una operazione molto delicata,
eseguita da esperti raccoglitori, i “cioccaioli”, che, utilizzando piccole zappe, scavavano il terreno con estrema cura, per
non danneggiare il ciocco. Questo veniva liberato dalle appendici vegetali e dalle parti deteriorate e, dopo essere stato pulito,
veniva annaffiato abbondantemente con acqua per evitarne lo screpolamento; inoltre, veniva ricoperto di terra umida o di frasche,
per proteggerlo dall'aria e dal sole.
L’aria e il sole, infatti, lo avrebbero seccato e spaccavato, impedendogli di conservarsi verde e fresco in attesa del trasporto.
I ciocchi, dopo essere stati raccolti, venivano portati in segheria dai raccoglitori, che percepivano un compenso per il loro lavoro
in base al peso e alla qualità della radica raccolta.
In segheria i ciocchi venivano tagliati per ricavare gli abbozzi, cioè pezzi di legno di forme e dimensioni diverse, da cui si “sbozzava”
la pipa.
Dopo il taglio, gli abbozzi venivano gettati in grandi caldaie di rame, dove erano fatti bollire per dodici ore consecutive.
L’acqua bollente aveva il compito di sciogliere i succhi, le resine e il tannino, impedendo così al legno di acquisire un
sapore amaro. L’acido tannico contenuto in tutte le radici, e in particolare nella radica di erica, è infatti ritenuto
responsabile del cattivo sapore della pipa, soprattutto alle prime fumate. La bollitura, eliminando la linfa, evitava le spaccature
del legno, conferendogli pastosità e omogeneità.
Infine, dopo la bollitura, le segherie vendevano la radica, appena bollita oppure semistagionata, alle fabbriche per la produzione
e la commercializzazione delle pipe.
Cittanova, Antica Segheria per la produzione degli abbozzi per la fabbricazione delle pipe