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Antichi Mestieri

Lo Scarparo

Antica Bottega Calzolaio - CittanovaCittanova 1930 - Bottega di calzolaio - Via Garibaldi

Antico Laboratorio Fabbricazione Zampogne

Cernatali vecchio laboratorio artigianaleCernatali: Vecchio laboratorio artigianale
fabbricazione zampogne, in disuso

Si tratta di un tornio arcaico, azionato tramite un pedale, dove un pezzo di legno a forma di tronco di cono viene fatto ruotare e scavato per mezzo di un arnese, detto sgurbia, allo scopo di ottenere il bossolo (o busciola) della zampogna.
Il legno, di solito erica o albicocco, deve essere privo di nodi, tagliato da novembre a gennaio, durante la pausa ciascun ogni piffero.
L' otre, che viene gonfiata dal suonatore tramite una cannozza, è ricavato da una pelle di capra, estratta con sapiente maestria. Per la buona riuscita dell'operazione, questa deve essere eseguita esclusivamente nei mesi di agosto e settembre; negli altri periodi dell'anno, infatti, la pelle dell' animale risulta inservibile, poichè un insetto provoca in essa piccolissimi buchi.
Per evitare che la pelle si secchi il suonatore era solito versare nell' otre, attraverso la cannozza, del vino non prima di essersi accertato personalmente della bontà del liquido.

Luogo: Cernatali (Territorio di San Giorgio Morgeto), nel “regno” di Michele Monteleone, detto Cumpari Cheli di Ferru, e di Giorgio Pitirri. Cernatali rappresenta un vero museo all’aperto che, dopo la scomparsa di Pasquale Raffa, merita di essere custodito e conservato il più a lungo possibile.

U Carvunaru

Il carbonaio, "u carvunaru", per svolgere la sua attività era costretto a vivere nei boschi, in ripari, i cosiddetti "pagghiari", costruiti con materiali vegetali. Ciò si rendeva necessario, poichè il processo di lavorazione del carbone richiedeva una continua sorveglianza da parte dell'uomo, sia durante il giorno che durante la notte, in quanto l'accidentale ingresso dell'aria avrebbe potuto accelerare la combustione, trasformando il prodotto in cenere.
Poichè, con il procedere della combustione, il cumulo diminuiva di volume a causa dell'assestamento, occorreva, dopo esservi salito sopra con una scala, battere violentemente il cumulo stesso con un attrezzo.

Il carbonaio"U Carvunaru"

Si iniziava preparando la legna, disposta in circolo, per un diametro di otto-dieci metri. Su tale circolo si costruisce la "fossa", cioè il cumulo di legna destinato ad essere bruciato. A partire dal centro della fossa si costruisce un vero e proprio camino, la cui altezza poteva arrivare anche a quattro metri.

Terminata la costruzione, la fossa veniva ricoperta con felci e terra, allo scopo di permettere la combustione in assenza di ossigeno. Ultimata tale operazione, si accendeva il fuoco versando le braci attraverso il camino. È importante evitare che il fuoco si spegnesse e occorreva, quindi, una sorveglianza continua.

La combustione durava fino a venticinque giorni. Allo scopo di favorire la combustione, venivano praticati alcuni fori. Alla fine della combustione, la fossa veniva raffreddata con getti di acqua, prima di procedere alla raccolta del carbone. Dall'operazione di pulizia della fossa e di raccolta del prodotto trae origine il termine dialettale "scarvunare".


Le raccoglitrici di olive

la raccolta delle olive a CittanovaIl durissimo lavoro delle raccoglitrici di olive

Le raccoglitrici di olive, tutte donne, uscivano di casa all`alba e percorrevano chilometri a piedi oppure stipate, come tanti polli in una stia, nei camion dei caporali. Raggiungevano gli oliveti dei ricchi proprietari borghesi, dove lavorano dalle dieci alle tredici ore al giorno, a seconda della stagione. Tornate a casa, le attendevano i lavori domestici.
Quelle che non avevano nessuno a cui lasciare i bambini portavano con se i più piccoli nei campi, mentre i più grandicelli, tolti precocemente dalla scuola, partecipavano già alla raccolta. Lavoravano scalze, sempre chine a terra, e venivano pagate a cottimo; in olio all'inizio della raccolta, quando questa era più scarsa e, successivamente in danaro.
Per ogni misura, che equivale a circa 12 chili di olive, ovvero a una capacità di 20 litri, ottenevano un litro di olio, che veniva consumato in casa. Nella raccolta successiva, più abbondante, venivano pagate in denaro. Il salario contrattuale prevedeva 64,40 lire l’ora, ma veniva spesso applicata una specie di cottimo, che prevedeva una paga di 300 lire al giorno.

Il lavoro comprendeva anche il trasporto dei sacchi pesanti contenenti le olive raccolte.
A mezzogiorno consumavano una modesta colazione all’aperto e, il più delle volte, lo facevano senza smettere di lavorare.

Vita dura, quella delle raccoglitrice di olive, senza alcuna assistenza sanitaria. Queste donne si ammalavano di reumatismi, bronchiti e artrosi, malattie molto comuni, a causa della posizione forzata che erano costrette a mantenere per tutta la giornata e del fatto che camminavano scalze.
Esse non potevano permettersi di curarsi, perchè i farmaci erano troppo costosi.
Una malattia molto diffusa era causata dall’Ancylostoma duodenale, un parassita che penetrava attraverso la pianta dei piedi e si infiltrava nel sangue, causando anemia, disturbi gastroenterici e turbe nervose.


La Transumanza

La transumanza è il complesso delle migrazioni stagionali, delle greggi, delle mandrie e dei pastori dai pascoli di pianura a quelli delle località montuose e viceversa.
È quello che accadeva, in modo significativo, fino agli anni ’50 nel nostro territorio, dove nel mese di settembre, al termine dell’estate, avveniva lo spostamento, senza l’utilizzo di mezzi meccanici di trasporto, degli animali dai pascoli estivi che si trovavano nei piani dello Zomaro nel territorio del comune di Cittanova, nel Piano Carestia e nel Piano di “Rumbaca”, nel comune di Molochio, verso i pascoli pianeggianti della zona di Rosarno, delle casette e di San Ferdinando.

la transumanza

In questi spostamenti, una sosta obbligata era Cittanova ed il suo “Campumandru”, destinato alloggiamento delle greggi nelle vicinanze del centro abitato, in quella che allora era una zona libera da costruzioni, nelle adiacenze del tratto iniziale dell’attuale via Florimo, all'imbocco dalla Nazionale (oggi SP1), nei pressi dell’allora operativo frantoio Valensise.

Questo avveniva, soprattutto per i pastori cittanovesi, ma non solo, nelle settimane a cavallo della terza domenica di settembre. L’occasione era legata alla fiera degli animali, approvata il 25 dicembre 1843 con decreto da Ferdinando II di Borbone, e alla festa di San Rocco, annunciata con il tradizionale ""luminario"" di inizio novena.
Le persone anziane ricordano ancora il passaggio delle greggi, delle vettovaglie e di tutti gli annessi lungo la strada nazionale, in direzione ovest: greggi che attraversavano il nostro centro abitato dirette verso nuovi pascoli.


La raccolta della radica sullo Zomaro

abbozzi pipe Cittanova

Sullo Zomaro, anche oggi, è presente l'erica (erica scoparia, comunemente chiamata "brughiera", burvera nel nostro vernacolo ) dalla quale, in passato, veniva estratto il ciocco che, dopo essere stato squadrato, essiccato, bollito e torchiato da sapienti artigiani cittanovesi, veniva trasformato dall' industria nel fornello delle pipe.

abbozzi pipe Cittanova

La radice dell’ erica arborea, comunemente chiamata radica, è sicuramente tra le varie radiche, quella più adatta alla produzione delle pipe, poichè è costituita da un legno duro e resistente al calore.

L'estrazione del ciocco dal terreno era una operazione molto delicata, eseguita da esperti raccoglitori, i “cioccaioli”, che, utilizzando piccole zappe, scavavano il terreno con estrema cura, per non danneggiare il ciocco. Questo veniva liberato dalle appendici vegetali e dalle parti deteriorate e, dopo essere stato pulito, veniva annaffiato abbondantemente con acqua per evitarne lo screpolamento; inoltre, veniva ricoperto di terra umida o di frasche, per proteggerlo dall'aria e dal sole.
L’aria e il sole, infatti, lo avrebbero seccato e spaccavato, impedendogli di conservarsi verde e fresco in attesa del trasporto.
I ciocchi, dopo essere stati raccolti, venivano portati in segheria dai raccoglitori, che percepivano un compenso per il loro lavoro in base al peso e alla qualità della radica raccolta.
In segheria i ciocchi venivano tagliati per ricavare gli abbozzi, cioè pezzi di legno di forme e dimensioni diverse, da cui si “sbozzava” la pipa.
Dopo il taglio, gli abbozzi venivano gettati in grandi caldaie di rame, dove erano fatti bollire per dodici ore consecutive. L’acqua bollente aveva il compito di sciogliere i succhi, le resine e il tannino, impedendo così al legno di acquisire un sapore amaro. L’acido tannico contenuto in tutte le radici, e in particolare nella radica di erica, è infatti ritenuto responsabile del cattivo sapore della pipa, soprattutto alle prime fumate. La bollitura, eliminando la linfa, evitava le spaccature del legno, conferendogli pastosità e omogeneità.
Infine, dopo la bollitura, le segherie vendevano la radica, appena bollita oppure semistagionata, alle fabbriche per la produzione e la commercializzazione delle pipe.

Antica Segheria Abbozzi Pipe - CittanovaCittanova, Antica Segheria per la produzione degli abbozzi per la fabbricazione delle pipe